STREET BOULDER PECORARA – 27 GIUGNO 2026
26 Giugno 2026
STREET BOULDER PECORARA – Galleria Immagini
1 Luglio 2026

Cavallerizzi in trasferta – SARDER BETTER WILDER STRONGER

Ero stato in Sardegna due volte: una da piccolo quando avevo tipo tre anni, e una per lavoro nel COVID, con tutta l’isola in zona rossa. Come se non bastasse, anche il meteo era stato disastroso, ed ero riuscito soltanto a fare due tiri nella grotta di Biddiriscottai e il sentiero di Cala Goloritze sotto un diluvio tropicale. Tutto ciò era servito solo a mettermi un gran tarlo nel cervello, che ha continuato a scavare in cerca della prima occasione.

E prima o poi l’occasione doveva arrivare, quando meno te la aspetti: Matte sarebbe andato con l’università a fare una settimana in cerca di rettili e anfibi. Il periodo è super favorevole: il ponte del Primo Maggio. Mobilitiamo la squadra e Simo si convince subito. Il quarto uomo sarebbe il burrito Manuelo, che però si intestardisce e alla fine non cede al nostro corteggiamento bimestrale, a causa di un giorno di ferie non richiedibile. Ciò ha comportato che il mezzo per solcare l’Isola fosse un Pandino affittato da Pintautro Noleggi, credo l’unico al mondo a volere che gli si renda la macchina con esattamente TRE tacche di benzina nel serbatoio.

Insomma, Matte era già giù ad aspettarci e io e Simo abbiamo fatto in modo di allungare la permanenza il più a lungo possibile: partenza mercoledì sera dopo il lavoro, rientro lunedì con volo delle 6:00, e alle 9:00 in ufficio belli freschi come se niente fosse.

Ah, in tutto questo non sapevamo ancora dove andare a dormire. L’unico campeggio in zona risultava chiuso e non rispondeva al telefono. Si prospettava quindi un viaggio Sarder Wilder.

Il piano d’attacco era semplice: visto che dovevamo comunque gravitare su Cagliari, abbiamo deciso di non spingerci troppo a nord verso il Supramonte e le zone più famose, ma di rimanere a sud-ovest, nell’Iglesiente, valutando anche che la zona fosse un po’ meno battuta. Sarder Better Wilder. Il Sommo Sensei, ormai cittadino onorario, ci ha dispensato i suoi preziosi consigli, instradandoci sulle possibilità più interessanti e fornendoci anche tutta la bibliografia necessaria.

Atterriamo a Cagliari a mezzanotte. Matte arriva col Pandino e ci porta a dormire da amici di amici in una casa di campagna. Tutta la situazione sembrava perfetta per l’Anonima Sequestri. Invece i nostri ospiti sono stati gentilissimi, e alla mattina il signor Angelo ci ha pure fatto fare un giro turistico del borgo. Ci siamo smarcati a fatica per dirigerci in zona Domusnovas. Arriviamo alla piccola valle di San Giovanni in tarda mattinata, con le pareti tutte ancora al sole.

Primo approccio nell’outback sardo

Ci dirigiamo al settore Chinatown che dovrebbe essere a est, ma è ancora troppo presto. Saliamo quindi fino a Broadway, che capiamo subito non essere esattamente il più frequentato vista la vegetazione. Peccato, perché la qualità della roccia che troviamo è stupenda: un calcare super compatto con stratificazioni di materiale più scuro che formano delle specie di funghi. Dopo un tiro a Broadway scendiamo a Chinatown, stupenda placconata con molti più segni di frequentazione (anche se abbiamo visto non più di 4 persone).

Non si può appaltare l’eleganza in falesia solo ai maledetti crucchi!

Il fatto di essere in tre ci costringe a scalare meno, così Matte si mette avanti con le ricerche faunistiche e inizia a pedinare tutte le lucertole nel raggio di 5 km. Nonostante ciò, riesce comunque a montare il tiro più duro della falesia, che però alla fine ci respingerà entrambi all’ultimo singolo. Ormai dovremmo aver capito il rebus, ma è ora di spostarsi a cercare un posto per la notte. Sarà per la prossima.

Simo Mex – Missione Natura

Ci accampiamo vicino a delle grotte non meglio specificate, in un bel posto con tavolini e fontane. In tenda non fa poi così caldo. Alla mattina, dopo aver scaricato e ricaricato il Pandino (operazione che sarà il leitmotiv della vacanza) imbocchiamo una bellissima sterrata che si snoda in una valle di vecchie miniere abbandonate, apparentemente priva di presenza umana. La direzione è l’ex miniera di Gutturu Pala, dove c’è l’omonima parete che qualcuno si spinge a chiamare addirittura “l’Half Dome della Sardegna”. La via si chiama “Feltrini nel Mondo”, aperta a inizio anni 90 da alcuni bellunesi in diaspora, richiodata di recente dalla premiata ditta Oviglia-Pinotti, e talmente declamata dal Sensei che ci siamo sentiti moralmente obbligati ad andarla a provare.  All’arrivo nel parcheggio c’è già qualche auto. Scopriremo che oggi in parete c’è un gran fermento, ma per fortuna sono tutti apritori: un terzetto di veneti alla nostra destra provano e riprovano a liberare il primo tiro, con grandi voli e rotture di prese. A sinistra invece, dietro allo spigolo, un’altra cordata deve avere poco chiara la differenza tra aprire e disgaggiare la montagna. Un martellamento di blocchi che esplodono a terra ci accompagnerà per tutto il giorno, dandoci l’impressione che l’attività estrattiva della miniera non si sia mai interrotta.

L’Half Dome della Sardegna!

Ad ogni modo, ci dividiamo equamente i sei tiri della via e facciamo partire il giovane sui primi due. Il primo è una bella placca utile come riscaldamento. Il secondo parte con un passo di 6c in strapiombo su svase, seguito da una placca dove la roccia inizia a diventare sensazionale. Matte termina egregiamente la sua conduzione e mi lascia il testimone.

Matte attacca i Feltrini

Il terzo tiro è leggermente più facile ma a metà c’è un passo piuttosto laborioso. Per fortuna lo imbrocco bene, e sul tiro seguente trovo una roccia talmente bella che ad ogni presa mi ritrovo a dire cose tipo: “ma che roba è!!! Questa roccia non ha senso!!! “ Non so ancora che lo ripeterò in continuazione per tutti i giorni successivi, praticamente ogni volta che toccherò una presa.

Dall’esaltazione all’ ingaggio in meno di mezzo secondo

Lascio il comando a Simo su una stupenda fessura strapiombante. Poi viene l’ultimo tiro, dove la roccia è diversa: da grigia e compatta diventa rosso fuoco, tutta striata di concrezioni nere che formano delle tacche sottili e affilate.  Simo inizia a fare sempre più fatica, fino a quando all’improvviso sfoggia l’inimitabile Mossa Mex, che consiste nel perdere un piede e sbandierarlo ruotando la gamba e il corpo verso l’esterno a 200 all’ora. Ormai lo do per spacciato e mi preparo a tenere il volo, ma incredibilmente il Mex riesce a tenersi su, solamente di polpastrelli e cattiveria. In cima, ci tocca constatare con piacere che non c’è niente da fare, anche stavolta il Sensei si è dimostrato un vero intenditore.

Tutti infeltriti e contenti!

Lungo le calate torniamo a vedere il lavoro dei veneti: sono saliti solo di un tiro. Sul sentiero di discesa vorremmo fermarci a guardare meglio il lato sinistro della parete, dove c’è un incredibile muro rosso a canne, ma la scarica di pietre della squadra demolizioni ci obbliga a correre per metterci in salvo.

Tutta la struttura di Gutturu Pala: a destra, la parete principale. Al centro la zona più vegetata, teatro del disgaggio selvaggio. A sinistra il muro strapiombante a canne

Caliamo a mare sulla spiaggia di Buggerru, dove ci concediamo un meritatissimo primo bagno di stagione, accompagnato da Ichnusa, pecorino e pane guttiau.

Vamos a la playa!

A fine aperitivo puntiamo a Capo Pecora, che è a pochissima distanza. È incredibile pensare alla varietà di roccia in così pochi chilometri. Il tramonto sul mare è veramente notevole. Ci sistemiamo comodamente per la notte e ci rifocilliamo con una bella cena a base di vegetarianesimo per non far sentire a disagio il Simo, che oggi si è comportato bene.

Alla mattina, dopo la colazione e l’ineluttabile ricarico del Pandino, prendiamo il sentiero per le falesie. Mentre mi guardo intorno penso che in questo paesaggio potrei camminarci per delle giornate senza stancarmi. Il sentiero si snoda tra collinette piene di massi di granito arrotondato immersi in una specie di rododendro, molto simile a quello che c’è sulle Alpi. Solo che alla nostra sinistra c’è il mare, di un blu incredibile. Le collinette ondulate si interrompono in scogliere a picco, divise ogni tanto da una caletta. Una di queste si chiama Spiaggia delle Uova, ed è completamente coperta di sassi di granito bianchissimo, perfettamente levigati: abbiamo l’impressione di essere in un nido di enormi tartarughe marine.

La Spiaggia delle Uova

Iniziamo a vedere le prime formazioni scalabili, e scendiamo per una brutta traccia sulla scogliera verso la base del settore Big Ben.

Il settore Big Ben visto dall’alto

Le vie partono da un basamento letteralmente a pelo dell’acqua. Iniziamo da un tiro facile, e subito capisco che su questa roccia c’è da farci un po’ la mano: la salsedine dà una sensazione scivolosa, e i bordi delle fessure sono spesso arrotondati e svasi, il che rende alcuni piazzamenti di friend non troppo affidabili. Purtroppo Simo non è in formissima, e si mette a dormire sotto al sole. Matte scala un bel tiro che a me però faceva un po’ troppo paura.

Meticolosa preparazione per farsi prendere a schiaffi malissimo

Io invece mi faccio stregare da una bellissima fessura diagonale, che sta sopra a un muro con la roccia lavorata in un modo incredibile. Unica cosa: la seconda metà è più recente e non è segnata sulla guida. Il primo muro a bolle è veramente esaltante. Poi però arrivo nella fessura e l’esaltazione passa. Mi fido poco dei friend e ancora meno dei piedi, sento scivolare tutto. Alla fine sono costretto a fare uso della famosa tecnica Tom Frost, ed esco dal passaggio mungendo senza pietà. Il granito sardo non perdona. Nel frattempo il Mex si è ripreso e si gode un po’ di tiri anche lui su queste incredibili bolle pietrificate.

Simo sulle bolle

Oltre alla scalata, ci godiamo anche il posto: siamo veramente fuori dal mondo, le uniche cose che vediamo sono roccia, cielo e mare. In tutta la giornata, incrociamo solo un sub e due ragazzi venuti a nuoto a pescare. In un posto così, l’arrampicata sembra quasi un contorno a tutto il resto. Questo comunque non ha impedito a Matte di provare a demolire un microfriend, con un bel volo su un singolaccio.  Scriverò poi al resto della banda impegnato in Orco, che non serve andare a 2000 metri per cagarsi addosso.

Scalata geometrica

Alla fine è arrivata l’ora di andare. Peccato avere solo un giorno. In un posto del genere, ne servirebbero un po’ di più per prendere le misure con la roccia, l’ambiente e lo stile di scalata. E anche solo per vedere gli altri settori, o semplicemente farsi un bagno e aspettare il tramonto.

Il Regno di Onan, che per questa volta non ci svelerà i suoi misteri

È arrivato l’ultimo giorno. La Sardegna sembra proprio volerci convincere a non partire, e mette il Pandino sulla SP83 in direzione Masua: una strada bella quasi come la SS45, e per giunta senza moto né cantieri! Imbocchiamo la sterrata per Porto Flavia, e il Pan di Zucchero appare dietro alla scogliera. Purtroppo, durante la scalata, non lo vedremo più fino alla discesa.

Il Pan di Zucchero e la scogliera di Porto Flavia

La via che abbiamo scelto è “Megaminimondo”, ennesima creazione ovigliana. La relazione promette una scalata sostenuta e roccia da urlo, soprattutto negli ultimi tiri. L’attacco è l’ultimissimo, praticamente siamo coi piedi in mare! Parte Simo su un inquietante conglomerato rosso, alla vista del tutto simile a pongo lavorato a clessidre, e gli spit spinti dentro col dito. In ogni caso tiene, e subito dopo la roccia migliora, diventando un calcare bianco striato di rosso.

Attacco su conglomerato

Al terzo tiro tocca a me. È un bel muro verticale a prese sempre più piccole, fino al passo chiave. Senza che me ne renda conto, mi ritrovo con un piede che scivola. La mano sinistra si stacca e ruota all’esterno ma la mano destra, sulla tacca più piccola di tutta la via, non molla e ammortizza. Ora posso dire di aver provato anch’io l’ebbrezza della Mossa Mex. Avrei fatto a meno, visto il male ai polpastrelli, ma almeno, non so come, sono rimasto su. 

Traverso mediterraneo

Faccio un altro tiro leggermente più facile, in traverso verso destra. La roccia, che continua a migliorare man mano che saliamo, è ancora sul rosso ma inizia a regalare forme molto interessanti.

Roccia di mare, roccia da urlo!

È il turno di Matte, che parte subito con un singolo duretto e poi sparisce alla vista. Quando lo seguiamo, capiamo subito che la relazione non mentiva: ora la roccia è una specie di groviera di gocce e goccette di tutte le dimensioni, che se non la tocchi piano ti taglia e ti buca la pelle. Gli ultimi due tiri sono tutta una cavalcata su questo calcare bianchissimo, e non si vorrebbe scendere mai.

Non fateci scendere!!!!!

Abbiamo concluso in bellezza. Ci godiamo le calate, ci procuriamo le Ichnuse di ordinanza e ci fiondiamo in spiaggia, per l’ultimo bagno prima di fare rotta verso Cagliari e verso il continente.

Il Triangolo

Sul Pandino, non riesco a non pensare a quanta roccia abbiamo visto, e continuiamo a vedere dai finestrini. Ci siamo mossi in un triangolo di 20 km di lato, come dire Piacenza-Castello-Rivergaro. E ne abbiamo visto una briciola, dal punto di vista arrampicatorio. Una briciola dell’Iglesiente: poi c’è tutto il resto della Sardegna.

Ma non bisogna disperare. Magari salta fuori che in autunno l’Università di Torino deve fare una missione per studiare il Porceddu dell’Ogliastra!

Articoli correlati

24 Luglio 2026

ROKKARADUNO 2026 – 12 settembre 2026

Dettagli La Scuola Di Alpinismo Bruno Dodi organizza la nuova edizione del Rokkaraduno nella giornata di Sabato 12 Settembre 2026 Alpinismo Tutti gli alpinisti potranno sfidarsi […]
20 Luglio 2026

SENZA CONFINI – Nelle terre e nei racconti di Walter Bonatti

Ci sono storie che iniziano dalla fine. E a volte le fini da affrontare sono tante in ogni vita: ritorni, mancanze, dolori, solitudini, momenti tragici. Ma […]
1 Luglio 2026

2° CORSO MONOTIRI TRAD

IscrizioniMar. 7/7 e mar. 14/7 alle 21. L’iscrizione è vincolata ad una “chiacchierata” sulla propria attività personale a cui seguirà selezione 21 luglio: teorica – Inaugurazione […]
1 Luglio 2026

STREET BOULDER PECORARA – Galleria Immagini

Archiviamo anche questa edizione dello STREET BOULDER con un grande successo: oltre 120 iscritti nonostante il gran caldo, premi per tutti, divertimento, gavettoni, pistole ad acqua, […]