

Nessuno sapeva bene se credere alle parole del Mister Marco Padella Rossi, visti gli ultimi trascorsi in cui sembrava carichissimo, organizzava il ritiro per filo e per segno, e poi alla fine saltavano fuori: il cane, la festa di Coli, fare i salami, le galline, il Cantamaggio…. (e poi dicono che vivere in Appennino è noioso!) Insomma, le ultime volte che si doveva andare da qualche parte con il Signor Padella, alla fine noi si partiva, e lui rimaneva sempre al paesello. A un certo punto il Mister crea anche un gruppo whatsapp il cui nome metteva già le cose in chiaro:” BRIANÇON DA ANIMALI”. Per cui la squadra obbedisce e si organizza per la trasferta, sperando nel Mister ma senza farsi troppe illusioni. Infatti, una settimana prima di partire salta fuori che il nostro fantasista Tosca F. ci avrebbe abbandonato, e anche il grande Mister ci avrebbe raggiunto solo dopo tre giorni.
Questa quindi la formazione in partenza per il ritiro transalpino: la giovane promessa Tosca Alessandro, fratello d’arte; i Due Teatranti, ovvero Messina Simone (sempre il più elegante sia in campo sia fuori) e il nuovo acquisto d’esperienza Onida Alessio; l’onnipresente Scaglia Andrea, anima della squadra, e infine il sottoscritto Barberos. Visto che il Mister aveva messo in chiaro che lui “di ravanare non aveva proprio un cazzo voglia”, ci siamo detti: approfittiamo dei primi giorni per spaccarci di vie lunghe, e poi concludiamo la settimana felicemente sfalesiando fino a finire la pelle. E così facciamo infatti: rotta su Ailefroide!.

Non mi dilungherò nel provare a descrivere l’atmosfera di Ailefroide perché sarebbe impossibile. Basta che dica: immaginate se in un posto come la Val di Mello o la Valle dell’Orco ci fosse soltanto un gigantesco, enorme camping popolato esclusivamente da scalatori, con intorno aree blocchi, falesie e pareti, tutte comodamente raggiungibili a piedi, e ancora più su ghiacciai e montagne di 4000 m. Un vero paradiso dell’outdoor, e credo si debba dare atto ai cugini francesi per avere avuto la visione di creare un posto del genere. Anche da noi potremmo avere luoghi che si prestano altrettanto bene, ma penso che in questo aspetto qui siano molto più avanti, proprio da un punto di vista culturale. Con le dovute proporzioni, potrebbe essere la cosa che in Europa possa assomigliare di più al mitico Camp 4 di Yosemite, o almeno a quello che ne ho sentito visto che sono povero e scarso e chi ci è mai stato a Yosemite.

Sta di fatto che la squadra si è innamorata subito del posto e della situazione, e appena dopo aver costruito l’accampamento in una piacevole e ombreggiata piazzola, già è pronta a tastare il granito francese. Decidiamo di attaccare tutti la via “Two Hot Men” al settore Draye, molto vicino al camping e molto esposto a ovest: l’ideale per un caldissimo pomeriggio di inizio agosto. Mentre la cordata Messina-Onida si invola danzando sulle placche, noialtri seguiamo con calma e ci dedichiamo a fare un po’ di ripasso di aderenza. Il baldo Scaglione deve suo malgrado rendersi conto che i suoi possenti bicipiti, utilissimi nell’arte della seduzione, sono poco più che una pesante zavorra da trascinare sulle placche di spalmo. “Ma son venuto fin qua per strisciare??” si chiede un po’ basito.

In ogni caso, dopo qualche ora di piacevole arrampicata, scendiamo e ci uniamo ai compadres a reintegrare i liquidi persi al baretto sotto la parete, di cui diverremo assidui frequentatori nei giorni seguenti.
L’indomani decidiamo di darci al trad, e non prima di aver verificato l’esposizione della parete ci prepariamo per la via “Snoopy”, una superclassica. All’attacco non c’è nessuno: chissà come mai? Non tardiamo a scoprirlo visto che per almeno altri due tiri la parete rimane tutta al sole.

Poi finalmente scende l’ombra, e possiamo affrontare serenamente i tiri centrali, che si rivelano essere anche i più interessanti: un bellissimo diedro-fessura con la roccia lavoratissima, il tiro chiave con un breve e secco passo in placca verticale e una fessura che ricorda vagamente una specie di mix tra la Serpe di Kundalini e Luna Nascente (non difficile, ma vista la penuria di protezioni di grosso calibro si è rivelata piuttosto croccante). Scesi a valle, ci concediamo un bagno rigenerante nella pozza del torrente che esce dal campeggio, anche se non capiamo bene come in un’acqua tanto limpida ci possa essere quella puzza di fogna. Metto da parte gli scrupoli dell’ingegnere ambientale e mi dico: pazienza, alla fine non volevamo mica una vacanza da animali? O no????

Il giorno dopo siamo carichissimi: ormai abbiamo preso le misure con la roccia e ci sentiamo di provare qualcosa di un po’ più impegnativo. Scegliamo due vie affiancate nel settore Eboulement e cambiamo le cordate: io andrò con Alessio su “Derborence”, mentre Simo, Scaglione e Ale faranno “Achtung, big coupieur is watching you”. Attacchiamo immancabilmente con la parete in pieno sole, ma siamo fortunati perché di lì a breve le uniche nuvole della settimana ci concederanno un piacevole fresco per il resto della giornata. Subito si capisce che il livello si è decisamente alzato, sia come grado sia come continuità. Anche la roccia però è migliore di quella vista finora, e ci sentiamo bene.

Il tiro chiave è un bellissimo diedrino a specchio che non presenta appigli visibili: ci vorrà un bel po’ di spalmo e fiducia nei piedi. Quando finalmente lo imposto, capisco che non mi posso fermare e lo salgo tutto d’un fiato, pregando che i piedi tengano gli spalmi. Finalmente arrivo a due tacche un po’ più nette che mi permettono di uscire dal diedro e guadagnare un riposo decente. Riprendo fiato per un bel po’, e intanto mi guardo intorno. Dritto sulla linea dei fix ho un bombè liscio che ha tutta l’aria di essere insuperabile. L’unica è andare un po’ a destra, dove forse ci sono delle altre tacche per passare il bombè. Ci provo e riesco a passare! Torno a sinistra, arrivo in sosta e mi lascio andare a un buon vecchio “UAAAAUUUU CIIIKKKKK” di vittoria.

Da qui in poi scopriamo che la guida francese riporta un disegno completamente casuale. Tutti i gradi non corrispondono, e nemmeno il disegno del tracciato. Per fortuna il prossimo tiro duro tocca ad Ale: una stupenda fessura obliqua non facile da impostare. La supera senza problemi, e poi ci resta solo da scommettere su quale sarà il grado del prossimo tiro, tanto ormai è tutto random. Verso la fine, sentiamo le voci degli altri e dopo poco tempo ci troviamo tutti in cima. Anche la loro è stata una bella salita, pur mettendo a dura prova il giovane Ale e il baldo Scaglione. Una piccola nota: tutte le vie da noi salite in questi tre giorni sono opera del signor J.M. Cambon, un personaggio che deve stare all’Ailefroide un pò come il Sensei Pinotti sta alla Rocca del Prete…

Arrivati a terra, il morale è molto alto (forse quasi troppo?) così abbiamo l’ottima pensata di lanciarci a stomaco vuoto nel solito baretto e scolarci un paio IPA al GHB. Subito dopo si torna all’accampamento e l’eccitazione sale ancora perché ormai è certo, tra poco arriva il Mister!!!! Finalmente una Opel Corsa irrompe nella piazzola e la squadra esplode in ululati di gioia, tra insulti dei vicini e gente che si lancia nell’abitacolo dal finestrino. La serata prosegue nel delirio generale e il Mister mette subito alla prova il fegato dei ragazzi innaffiando ripetutamente i bicchieri col suo famoso Rosso Padella, che contiene le stesse sostanze delle IPA di prima, ma un po’ di più. La mattina dopo il Mister va a tastare un pò di roccia con l’infaticabile Alessio, mentre noialtri sfruttiamo un po’ le amache, che alla fine siamo pur sempre in vacanza! O no?? Con molta calma e un po’ di malinconia al pomeriggio andiamo tutti in falesia alla Draye, sapendo che il giorno dopo abbandoneremo il villaggio e ci sposteremo più a valle.

E infatti così è: dopo aver causato una certa emozione alla ragazza del campeggio, che vedendo sei maschioni italici tutti insieme alla cassa esclama “OHLALLA’!”, ci dirigiamo verso il Camping du Lac alla Roche de Rame. Il clima da caldo diventa decisamente torrido, e appena rimontato il campo ci dirigiamo alla falesia in ombra più vicina, settore Chapchelle. Finalmente tasteremo il fantomatico “calcaire del Biançonnaise”.

La falesia è composta da diversi settori di vie non troppo lunghe e iniziamo subito a macinare metri di ottimo calcare. Il Mister inizialmente fa un po’ fatica a tenere a bada i ragazzi, ma dopo un paio di scenate alla Carletto Mazzone con tanto di lancio del cappellino e annessa bestemmia (seminando il terrore in un innocente gruppetto di climber francesi), riesce a riportare la disciplina. E meno male, perché la squadra oggi è davvero in forma e regala grandi prestazioni: il Mex e Alessio alzano entrambi di uno step il rispettivo grado, e anche io riesco a tornare quasi al grado pre-infortunio, approfittando dello stile di scalata abbastanza congeniale.

Insomma oggi abbiamo spaccato, e questo vuol dire solo una cosa, ormai l’abbiamo capito: che stasera si festeggia e che domani saremo dei mezzi cadaveri. E infatti le profezie si avverano: peccato che decidiamo di andare a provare il conglomerato di Simoust, e ci ritroviamo su dei viaggioni di 38 m di continuità: l’ideale quando hai scalato in aderenza una settimana, ci sono 35 gradi all’ombra e la sera prima hai dormito tre ore e mezza. La benzina infatti minaccia di finire molto presto, ma ad un tratto abbiamo un’apparizione: dal sentiero sbuca una figura familiare, ma no dai è impossibile… e invece è proprio lui, il Sommo Guru Mathieau: quegli addominali li potremmo riconoscere da un chilometro di distanza. Subito Mathieu comincia a consigliarci un numero di vie che non siamo in grado di calcolare, ma per fortuna la maggior parte sono già occupate. Comunque la sua presenza ci rimotiva, e rimaniamo a scalare fino a quando proprio le mani si aprono e il sole è quasi sceso.

Ci concediamo un aperitivo a Guillestre e poi non si sa come, non si sa perché, finiamo nel mezzo della festa di paese alla Roche de Rame, dove non possiamo esimerci dall’ interpretare i classici italiani molesti e seminiamo il panico nella pista da ballo. Il Mister è nel suo habitat e perde completamente il controllo, arrivando a chiedere foto con i locals che però non stanno al gioco e lo respingono senza appello. Stolti francesi, non sanno che lo rimpiangeranno, quando il Mister avrà vinto due Mondiali e quattro Champions! L’ultima mattina del viaggio torniamo mestamente in direzione del Monginevro, e ci fermiamo appena prima di attraversare il confine alla Rocher de l’Ombre, una bella falesia di calcare molto compatto intervallato da vene di quarzite. Qui finiamo definitivamente la pelle dei polpastrelli, e alla fine anche il Mister si regala una grande prestazione. Pare che sia davvero finita per stavolta, ma sappiamo di avere appena scalfito la superficie dell’immenso mare di roccia d’oltralpe. E perciò, au revoir, Briançonnaise!!!!

